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Obiettivo Remain

Rotte Economiche nel Mezzogiorno e nelle Aree Interne

di Isabella Montagna e Massimo Di Filippo

Addio digital divide: arriva obiettivo Remain

E se fossero delle rotte virtuali a rompere le barriere del nostro paese? Sembra rivoluzionario solo immaginarlo, eppure, non è tutto: chiudiamo gli occhi, immaginiamo di essere a Messina e partecipare ad un progetto su Milano, facendolo senza prendere navi, senza prendere treni, senza lasciare la propria terra, senza doversi cercare una casa in “terra straniera”. Sognamo ancora: immaginiamo di poterlo fare da un ufficio moderno e attrezzato che prima era un contenitore pubblico dismesso, un bene immobile abbandonato magari. Un’azienda vera, insomma, dove si può passare il badge a chilometri di distanza.

Su queste premesse, Volare sta lavorando insieme ad altre associazioni, fondazioni ed enti territoriali ad Obiettivo Remain, un progetto di promozione sociale che si propone di andare avanti con azioni territoriali mirate a creare – o RE-cuperare – nelle aree interne del nostro Paese degli spazi di co-working per giovani laureati formati e selezionati ai quali le agenzie del lavoro troveranno occupazione da remoto in altre parti del Paese. 

E, visto che sognare è gratis ma realizzare un sogno dà più soddisfazione, a questi spazi di co-working dove si passa il badge, uniamo un supporto a lavoratrici, lavoratori e imprese che arriva attraverso ricerca e selezione, ICT, formazione e affiancamento, dando alla risorsa non solo un riferimento all’azienda per cui lavora, con cui realizza un collegamento gerarchico, ma anche con Remain per la crescita delle competenze e lo scambio di esperienze. Ogni Centro Remain, infatti non si limiterà a mettere a disposizione coach, tutor e selezionatori in grado di dare supporto alle risorse umane con gap esperienziale e a rafforzarne le soft skills, ma collaborerà con gli attori del mercato del lavoro per favorire il match tra domanda e offerta, abbattendo ogni distanza geografica. 

Sì, stiamo dicendo addio al digital divide, ma, soprattutto, stiamo dicendo addio al “muro” fra le aree a rischio di spopolamento (come il Sud e le aree interne del Centro Nord), e quelle a forte densità imprenditoriale del Nord Italia. 

“Il divario fra Nord e Sud verrà colmato solo nel 2020”: cosa è cambiato a un anno dalla pandemia

“Il divario fra Nord e Sud verrà colmato solo nel 2020”, questa la previsione del professor Pasquale Saraceno espressa in un rapporto per il ministero del bilancio pubblicata sul Corsera di un lontano mercoledì 13 settembre del 1972. E, siccome negli anni ’70 era opinione diffusa che nei primi decenni del nuovo millennio le macchine avrebbero volato, nessuno avrebbe messo in discussione tale previsione nè, certamente, alcuno avrebbe pensato che, alle porte del 2020, nel pieno di una pandemia, quella pagina del Corriere della Sera sarebbe tornata in auge come triste monito di un’aspettativa tramontata.

Nel 2020, infatti, nulla è cambiato. Macchine volanti non pervenute. Però, per assurdo, è stata una pandemia a darci nuovi strumenti di conoscenza. E nel 2021, con un anno di ritardo, possiamo dire che uno di questi è senza dubbio lo smart working, con pregi e difetti, si intende. I pregi sono declinabili in tante cose: qualità del lavoro sì, ma soprattutto qualità della vita, anche se mesi di lockdown e zona rossa-arancione ci hanno ricordato violentemente l’importanza dei rapporti umani, del contatto umano, dello stare insieme, insomma.

E ora, arriviamo al punto: se bastassero una riformulazione dello smart working e una efficiente allocazione delle risorse nei giusti spazi di co-working a realizzare la – più che previsione – profezia del Prof. Saraceno?

Evolvere, in fondo, è quello che siamo chiamati a fare.

Obiettivo Remain si propone proprio questo. Partendo dalla premessa che il Sud e le aree interne del nostro paese subiscono processi di continua emorragia di risorse umane, mentre, allo stesso tempo, nelle aree più evolute da un punto di vista imprenditoriale si fatica a reperire risorse umane qualificate.

RE come Re-main, re-cupero, re-box, re-mote working

Remain, ovvero Rotte Economiche nel Mezzogiorno e nelle Aree Interne, aprirebbe così delle rotte virtuali fra aree diverse e distanti, andando a riequilibrare competenze e demografia, creando le condizioni per un efficiente incontro fra domanda e offerta e facilitando l’incontro di saperi.

Remote working VS smart working: è il REbox a fare la differenza

Saperi appositamente selezionati dalle agenzie del lavoro, che abitano luoghi non virtuali ma RE-cuperati: i REbox, ovvero degli uffici – dei veri e propri uffici – attrezzati e moderni. Questo a riprova del fatto che Remain non si limita ad una semplice promozione del lavoro agile, nonostante – questo sì – utilizzi vantaggi e flessibilità offerti dalla normativa di riferimento.

E sono fondamentali per comprendere la portata del progetto, perché re-mote working e smart working sono cose diverse.

Fra le principali differenze vi è quella in virtù della quale lo smart worker  ha un accordo con il datore di lavoro che presuppone flessibilità e autonomia che consente al dipendente di gestire non solo il proprio tempo, ma anche il luogo dal quale svolgere il proprio lavoro. Il reworker, invece, non solo non lavora in solitudine, né in autogestione, ma lo fa in un’azienda vera e propria, sia pur distante dal datore di lavoro, con l’obbligo di rispettare i vincoli stabiliti nel contratto in merito al luogo di lavoro, agli orari e altri aspetti relativi al caso di specie. Una rivoluzione per le PMI, in quanto destinato ad una platea di gran lunga più estesa degli smarworkers. I contenitori, oltre a svolgere la funzione di coesione e rivalutazione del territorio, hanno anche la funzione, simbolica ma allo stesso tempo concreta, di creare appartenenza al progetto, fungendo da fertilizzante di ecosistemi esterni. 

In poche parole, il REbox non si presenta come un generico lab di coworking, ma come una vera e propria dislocazione d’azienda, insomma, un’azienda remota

Questo ci dice Massimo di Filippo, Presidente Impresa Sociale Remain.

Ed è proprio questo il passaggio che consente anche di convincere il piccolo imprenditore ad adottare forme di lavoro remoto, passando gradualmente dall’orientamento al compito a quello al risultato.

I vantaggi di un’azienda remota per lavoratrici

La logica del “timbrare il cartellino” sarà certamente superata in quanto parte del retaggio del passato, ma ogni cambiamento, del resto, richiede un tempo di adattamento. La costruzione di aziende remote dove alcuni di questi aspetti, come un tempo certo di lavoro e un luogo non domestico vengono preservati, diventa uno strumento di cambiamento e questo consente a lavoratrici e lavoratori occasioni di lavoro nei territori in cui sono cresciuti e radicati, di avere una vita più facile, capace di coniugare senza rinunce il carico di cura domestico e la vita professionale.

E questo vale per tutti i lavoratori, certo, ma senza dubbio può giovare alle lavoratrici in quanto è un fatto noto che molto spesso, quando il luogo di lavoro è lontano dalla propria abitazione, a subirne le conseguenze di una rinuncia o – peggio ancora – di una perdita, sono, nella maggior parte dei casi, proprio le lavoratrici.

Abbattimento del muro, rotte digitali, rivalutazione del patrimonio, valorizzazione del territorio, incrocio di saperi ed esperienze, e facilitazione della vita delle donne lavoratrici in un unico, grande progetto.

Insomma, se nel ’72 parlare di remote working era difficile, se non impossibile, oggi non solo si presenta come l’unico strumento in grado di realizzare la profezia del Prof. Saraceno, ma, senza dubbio, rappresenta modo il più efficace per farlo, e senza bacchetta magica.